Vista la discussione su Facebook sul fatto che alcune donne hanno una visione tetracromatica può essere di interesse l’editoriale di Marzo 2011 della rivista Lighting Research and Technology, che, essendo di una sola pagina, è visibile integralmente. L’articolo è firmato da Schanda, un grande personaggio della misura del colore che ebbi l’occasione di conoscere in un fantastico convegno a Disneyworld.
(Credeteci o no, la foto qui presentata è stata presa durante un serissimo convegno scientifico dedicato alla temperatura di colore). Shanda ricorda quello che già segnalavo in un recente articolo, e cioè che alcune donne potrebbero avere un tipo di cono in più, e ricorda che con bassi livelli di luminanza si ha un contributo anche dei bastoncelli, avendo così in un certo modo una visione tetracromatica. Poi però Schanda ricorda anche la recente scoperta delle cellule gangliari retiniche che sono responsabili del ciclo circadiano e analizza il fatto se il variare del ciclo della melatonina possa cambiare la percezione della brillanza. Giustamente Schanda ricorda come ci sia ancora confusione tra il termine “luminance” (luminanza) e il termine “brightness” (brillanza) dove il primo corrisponde alla quantità di luce che arriva sul nostro occhio misurata fotometricamente, mentre il secondo è un termine che indica la percezione della luminanza stessa. La relazione tra queste due grandezze non è lineare e le differenze sono evidenti studiando ambienti illuminati da lampade incandescenti e dalla luce naturale. L’interessante prospettiva per il futuro è che queste differenze possano essere spiegate grazie al contributo delle cellule gangliari retiniche intrinsecamente fotosensibili: sarebbe interessante lavorare su questo.
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Ancora sulla visione tetracromatica
Thursday, June 2nd, 2011La visione del colore negli uomini e nelle donne
Thursday, April 28th, 2011Sul sempre interessantissimo blog di Paolo Attivissimo ho trovato questa bella immagine che spiega un concetto che sono solito illustrare a lezione, dicendo che quando uno va a comprare una maglietta con la sua ragazza e dice “comprerò quella maglietta rossa” e lei risponde “ma no, è carminio, è rosso mattone, etc…”.
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Ci sono molte ragioni, anche fisiologiche, che possono spiegare questa differenza tra uomini e donne, differenza che abbiamo visto anche nel nostro lab quando abbiamo provato alcuni test per la visione del colore. In primo luogo ovviamente le donne soffrono meno di anomalie nella visione del colore (il cosiddetto daltonismo) dato che hanno due cromosomi X, che sono quelli che portano tali anomalie. Se uno ne è affetto, la donna “usa” l’altro, mentre noi uomini che ne abbiamo uno non possiamo “scegliere”. Una spiegazione più raffinata sono le ricerche che sembrano mostrare che alcune donne abbiano quattro tipi di coni, invece che tre come capita normalmente negli uomini (e nelle altre donne). Questo permetterebbe loro di riconoscere più colori. Se volete collaborare a un bel esperimento sul nome dei colori preparato da due dei più bravi ricercatori su questo argomento (uno è un italiano che ho avuto modo di conoscere, Giordano Beretta, che lavora in HP), potete andare a questa pagina Internet. Vi sarà chiesto di dare un nome ai colori che appaiono a schermo e così sarà possibile confrontare la moltitudine di nomi che vengono dati ai colori.




