Posts Tagged ‘Ottica e società’

Come è bella l’ottica!

Friday, January 3rd, 2014

Lavorare nell’ottica è affascinante. Questo è uno dei risultati 2013 di un sondaggio (a cui ho partecipato anche io) che la SPIE pubblica ogni anno sugli stipendi delle persone che lavorano nel settore dell’ottica e della fotonica.
Trovate tutti i risultati a questo link, e potete anche sacricare il rapporto completo qui. Ma alcuni dati ve li segnalo:quasi il 40% dei lavoratori nei paesi ricchi dell’Asia lavora più di 50 ore la settimana. In Israele e Romania la percentuale di persone che lavorano più di 55 ore alla settimana è al 23%, da noi in Italia siamo al 7%. Ma non è detto che nel nostro tipo di lavoro più ore di lavoro vogliano dire più produttività quindi aspettiamo a scandalizzarci.
Una cosa bella è che ci piace il nostro lavoro: al 85% di noi che lavoriamo in questo settore piace il lavoro che facciamo. Percentuale che in Italia sale al 89%. Ancora più elevata la percentuale di quelli tra noi che rispettano il avoro svolto dai propri “pari”, cioè dai colleghi nelle varie parte del mondo, e di quelli convinti che il proprio lavoro abbia un senso. Il settore dove si viene pagati di più è l’aerospazio. In medio oriente gli uomini gaudagnano il 140% in più delle donne, mentre la zona in cui il divario tra uomo e donna è meno netto è l’Oceania.

La mia risposta alla lettera aperta di Rehak per gli optometristi laureati

Monday, June 17th, 2013

La rivista “Ottica Italiana” ha pubblicato sul numero di Maggio del 2013 un’interessante lettera di Gianni Rehak dedicata agli optometristi laureati. Chi volesse leggerla la trova a questo link. Leggendola, mi sono nati molti dubbi. Li ho scritti alla rivista, ma vorrei condividerli con chi ne fosse interessato. Qui sotto metto il testo della mia lettera.

Al Direttore di “Ottica Italiana”

Gentile Direttore,
ho letto con estremo interesse la “lettera aperta agli ottici optometristi laureati” di Gianni Rehak pubblicata nel numero 5 del 2013 di Ottica Italiana. Interesse sicuramente acuito dal fatto che sono docente sia presso un corso di laurea in Ottica e Optometria (quello dell’Università degli Studi di Firenze), sia presso una scuola di ottica (l’Istituto Regionale Studi Ottici e Optometrici di Vinci). Ma non essendo un ottico optometrista (sono un fisico) e non essendo dipendente di nessuno dei due enti prima citati (appartengo all’Istituto Nazionale di Ottica del CNR) posso forse osservare la situazione con un certo distacco. La lettera pone alcuni problemi interessantissimi: quello su cui non sempre riesco ad associarmi è una sicurezza di alcuni giudizi. Probabilmente a causa della mia scarsa esperienza (nascevo quando Rehak era già ottico optometrista diplomato da vari anni) non riesco ad avere la stessa nettezza di giudizio.
Provo a mettere in pubblico alcune delle domande che ho, per vedere se ne possa nascere un dibattito che mi permetta di raggiungere la stessa sicurezza di Rehak. Ad esempio nella lettera si dice: “ci amareggia che solo il 20 percento dei figli e nipoti degli ottici optometristi frequenta i sette corsi di laurea in Ottica e Optometria”. Perché questo dovrebbe amareggiarci? Capisco che l’osservazione nasce probabilmente dal fatto che si possa pensare che se uno ha visto in famiglia un padre e una madre appassionati al proprio lavoro, questo debba generare nei figli la stessa passione. Ma questo non è (fortunatamente?) sempre detto. Conosco molti colleghi fisici appassionati, grandi ricercatori e divulgatori, i cui figli hanno scelto facoltà umanistiche, senza che questo sia minimamente un giudizio su nessuno. Anzi, quando io trovo una persona che fa molto bene il proprio lavoro, non nasce in me il desiderio di fare il suo stesso lavoro, ma piuttosto la voglia a seguire la mia inclinazione allo stesso modo con cui lui ha evidentemente seguito la sua. Infatti quando ci accorgiamo che i figli dei politici fanno i politici e che i figli di notai fanno i notai, spesso abbiamo un meccanismo inconscio di fastidio. Ma in realtà, come detto all’inizio, non ho certezze e quindi faccio fatica a essere amareggiato o lieto per questa differenza vocazionale tra genitori e figli.
Si parla poi nella lettera di diplomi di optometria rilasciati da organizzazioni che non giungeranno mai al livello universitario. Ora è evidente a tutti che l’Università ha un grandissimo vantaggio rispetto ad altre strutture: l’Università è l’unico luogo dove, strutturalmente e per statuto, didattica e ricerca devono marciare insieme. Questo rende l’Università un punto eccezionale di crescita umana e professionale. Ho però recentemente partecipato a una giornata dell’IRSOO di Vinci in cui alcuni studenti del corso di Optometria organizzato dalla scuola hanno presentato i loro lavori di tesi. Ho assistito a presentazioni interessanti e a ragazzi assai motivati. D’altronde in molti casi mi sono accorto che i docenti universitari delle materie più professionalizzanti coincidono con i docenti delle scuole. Inoltre talvolta gli studenti delle scuole (parlo almeno per le istituzioni a me note) riescono a fare un numero di ore di ambulatorio maggiore rispetto agli studenti universitari. Non so assolutamente se questo li porti ad essere dello stesso livello, sotto o sopra gli studenti universitari, a cui devono sicuramente invidiare una robustissima preparazione di base. Quello che so è che a Vinci, dove Università e scuola condividono la stessa sede, lo scambio di idee tra queste due “classi” di studenti porta solo benefici, come sempre accade quando si incontrano persone con percorsi diversi. Una cosa è certamente vera. Mentre il livello medio offerto dalla preparazione delle varie Università è abbastanza omogeneo, lo stesso non si può dire della preparazione offerta dalle varie scuole. Avendo avuto come studenti ai corsi di optometria persone che provenivano da varie scuole italiane, posso sicuramente assicurare che nel nostro paese convivono strutture di eccellenza con altre assai meno formative. Una battaglia interessante sarebbe quella di cercare di omologare (sperabilmente verso l’alto) anche tale livello.
Concludo con un’osservazione sullo slogan “Misurare, Prescrivere, Fornire”, presentando un altro dei miei numerosi dubbi. Se da un lato capisco che il “fornire” sia parte irrinunciabile della soluzione ai problemi visivi di una persona, dall’altro mi rendo anche conto di come esso rischi di prestare il fianco ad attacchi non sempre nati dal pregiudizio. Troppo spesso infatti l’attenzione delle persone si centra sul “fornire”, e la scelta del professionista si basa sulla percentuale di sconto che offre, più che sulla reale professionalità. Talvolta il lavoro di optometristi bravissimi è sottostimato perché offerto “gratis” all’interno della fornitura.
Mi scuso per i molti dubbi che ho presentato. Una certezza però mi accompagna: quella che la visione umana è tema così affascinante da permettere a tutti di dibattere su questi temi avendo a cuore soprattutto il desiderio di sollevare impercettibilmente, giorno dopo giorno, il velo sul mistero del vedere.

Alessandro Farini

Il TIME e il commercio degli occhiali

Wednesday, August 17th, 2011

Einstein_TIME_Person_of_the_CenturyIl settimanale TIME (il più grande settimanale di notizie al mondo, almeno secondo wikipedia) ha pubblicato nel numero dello scorso 4 Luglio un articolo che può interessare a tutti i miei amici che sono nel settore dell’ottica. Si tratta infatti di un articolo dedicato al confronto tra il mercato degli occhiali e quello dei televisori. L’articolo originale lo trovate qui. Ve ne faccio una traduzione molto tirata via (in cui taglio anche dei pezzi) tanto per aiutare coloro che si stancano a leggere in inglese (ma chi lo sa bene non si arrabbi per i miei errori, la scrivo di corsa)

Dato che mi guadagno da vivere come giornalista, potete chiamarmi un osservatore professionale. (Potete avermi chiamato anche  molto peggio.) Un set di  occhi funzionanti correttamente servono per  questo lavoro, e i miei occhi richiedono occhiali per prestazioni ottimali. Spesso utilizzo i miei occhi e gli occhiali per guardare la televisione. Si dà il caso che ho recentemente acquistato un nuovo paio di occhiali e un nuovo televisore a schermo piatto lo stesso giorno. E sapete cosa ho osservato? Gli occhiali con le lenti bifocali (aihme NON SONO BIFOCALI Ma PROGRESSIVE, nota mia, questi giornalisti), a circa 1.000 dollari, sono più costosi rispetto a una televisione di un fattore tre.Quando ho detto  di questa differenza a una persona che conosco che lavora nell’elettronica di consumo, mi ha dato uno sguardo tipo “dillo a me”.
C’è molta più richiesta per i televisori che per occhiali da vista, quindi perché gli occhiali costano di più? E ‘ la storia di due mercati. La montatura che ho comprato è realizzata da una società danese, Lindberg, che ha introdotto montature in titanio di design nel 1983. Il titanio è un leggero, indistruttibile, materiale ancora relativamente costoso che i designer amano. Le lenti sono realizzate da una società francese, Varilux, che ha inventato le lenti bifocali progressive (AIHME di nuovo). Ho comprato i miei occhiali in un negozio costoso a New York City (dove ho avuto un servizio eccellente). Ma con gli occhiali, a differenza deitelevisori, ci sono  meno alternative discount, grazie ad un’altra società europea. Alcuni delle più grandi catene di ottica negli Stati Uniti sono controllate da una ditta italiana, Luxottica, che possiede LensCrafters, Pearle Vision e Sunglass Hut. E ‘anche produttrice di montature, comprese quelle di Oliver Peoples, Oakley, Persol e Ray-Ban, e ha circa 50 licenze per marchi di stilisti da Chanel a Versace. Poiché Luxottica produce, distribuisce e vende occhiali, è in una posizione migliore come politica di prezzi prezzi. (Pensate ad Apple.) Le catene rivali non sono interessate ad una guerra dei prezzi, ed è la ragione per cui il prezzo medio al dettaglio degli occhiali da vista è fermo mentre quella dei televisori è sceso. Non c’è  molto discount neanche nelle lenti.la principale concorrente di Varilux nella fascia alta del mercato è Carl Zeiss, ma si trovano a competere solo in chi ricarica di più. Le mie lenti sono ottime, ma costose – circa $ 500.
Per $ 650 è ora possibile acquistare un TV al plasma da 50″ che costava più di 4.000 dollari sei anni fa. Il prezzo è crollato a causa di eccesso di offerta: multinazionali come Samsung, Toshiba, Sharp e Sony necessitano di mantenere le loro fabbriche al lavoro, così continuano a sfornare televisori. Per ciò che riguarda la vendita al dettaglio, discount come Wal-Mart e Kmart si danno battaglia sul prezzo. L’acquisto di occhiali da vista sul Web non è così facile ancora.
Così, mentre avrei potuto trovare  occhiali più economici, è improbabile che avrei potuto trovare un paio ad prezzo inferiore a quello del più economico TV a schermo piatto. I venditori di occhiali da vista hanno fatto un lavoro migliore nel mantenimento del prezzo rispetto ai  venditori di  TV. Almeno questo è il mio modo di vedere.

A parte l’errore sulle bifocali, l’articolo è interessante. Sicuramente contiene degli aspetti veri, ma mi sembra tralasci una cosa fondamentale. Il settore dell’ottica ha (o dovrebbe avere) un costo in più, quello di un personale estremamente specializzato. Infatti consegnare un occhiale, approntarlo, suggerirlo, è cosa sicuramente più impegnativa rispetto a un televisore. Questa professionalità aiuta a mantenere più elevato il livello! E non a caso il giornalista parla di un ottimo servizio ricevuto. E da noi in Italia come vanno le cose?

Il trasferimento produttivo della conoscenza

Saturday, June 4th, 2011

E’ appena uscito un volume che sembra estremamente interessante, curato da Massimiano Bucchi e Andrea Bonaccorsi: “Trasformare conoscenza, trasferire tecnologia. Dizionario critico delle scienze sociali sulla valorizzazione della conoscenza”. Lo presenta Massimiano Bucchi (che incontrai a un corso del CNR e che mi sembrò preparatissimo e interessantissimo) sul Nova del Sole 24 Ore e sul suo blog. Il tema che tratta mi sembra utile per chi come me lavora in un ente di ricerca: la valorizzazione della conoscenza. Soprattutto mi colpisce l’ultimo paragrafo dell’articolo del blog:

Per giungere alla provocatoria conclusione che l’espressione stessa “trasferimento tecnologico” andrebbe forse abbandonata e sostituita con quella, più ricca e problematica, di “trasformazione produttiva della conoscenza”.

E’ bella questa definizione di trasformazione produttiva della conoscenza, che mi sembra mettere in gioco tutte le parti in causa. Troppo spesso il trasferimento tecnologico diventa banalmente da parte di un’azienda l’acquisto di un “prodotto”. Mentre trasferire conoscenza richiede forse più fatica, ma permette sicuramente una crescita più duratura per tutti, aziende, enti di ricerca e anche la nostra nazione.

L’ultimo video di Kanye West e il rischio epilessia

Friday, February 25th, 2011

Su molti giornali è uscita la notizia legata al fatto che “All of the Lights” l’ultimo video del rapper americano Kanye West insieme a Rihanna potrebbe indurre attacchi epilettici. Nonostante la notizia possa sembrare strana, non è destituita di ogni fondamento. E’ noto ormai da tempo che osservare immagini che si accendono e spengono a frequenze abbastanza rapide possa generare attacchi di tipo epilettico in soggetti predisposti. Il caso più famoso è il notissimo caso Pokemon, che si verificò il 16 Dicembre 1997 in Giappone quando la televisione mandò in onda un epidsodio di questi mostri a cartoni animati che prevedeva rapidi cambi di colore. In particolare nell’episodio dei pokemon si verificava il passaggio da un rosso intenso a un blu molto luminoso con una frequenza di circa 12 Hz (cioè dodici variazioni al secondo).
L’allarme, lanciato da un’organizzazione inglese, è stato preso molto sul serio anche da youtube e dalla casa discografica, al punto che all’inizio del video c’è un messaggioall-of-the-lights che mette sull’avviso dei rischi che si potrebbero correre. E in effetti all’interno del video (peraltro molto bello) non mancano scritte blu e rosse che si alternano molto velocemente.
Sulla pagina di wikipedia vi sono molti approfondimenti: si consideri che questo problema deve essere tenuto di conto ad esempio nei sistemi di allarme antincendio formati da luci rotanti rosse (la rotazione deve essere inferiore ai 2 Hz e anche nell’illuminazione delle gallerie (per l’effetto di alternanza di luce che può essere prodotto dall’illuminazione insieme allo spostamento della macchina). In un vecchio film, il virus Andromeda, tratto da un libro di Chrichton, la dottoressa rimaneva immobilizzata proprio osservando un allarme a luce rossa rotante. kanye-west-rihanna-kid-cudi

Un optometrista possiede una parte della squadra che ha vinto il Superbowl

Tuesday, February 15th, 2011

Ok, questa notizia è correlata all’ottica non in maniera molto stretta, ma può essere interessante sapere che un optometrista possiede alcune azioni dei Green Bay Packers, la squadra di Football americano che ha vinto il Superbowl. Vi sono due cose interessanti nell’articolo. Una è il modo (molto americano) con cui lui è diventato tifoso di GReen Bay: quando aveva 9 anni ha scritto a 4 squadre sparse per gli USA dicendo più o meno: “vorrei diventare tifoso della vostra squadra, che ne dite?” e i Green Bay (attenti al marketing) gli hanno risposto dicendo “si che bello, diventa nostro tifoso”. la seconda è che GReen Bay è una squadra che vive di azionariato popolare, quindi lui possiede davvero una parte della società…

La degenerazione maculare aumenta o diminuisce?

Saturday, February 5th, 2011

La degenerazione maculare legata all’età (AMD) è una delle patologie più diffuse per il nostro sistema visivo. E’ voce comune che questa patologia sia in costante aumento, perché, tra la ricchezza che porta a fare più vacanze sotto al sole e buchi nell’ozono che aumentano l’UV, tutto sembra suggerirne una maggiore diffusione. Ecco che acquista particolare interesse un articolo pubblicato su Archives of Ophthalmology che riporta i risultati relativi alla diffusione della AMD negli Stati Uniti in un periodo compreso tra il 2005 e il 2008, dieci anni dopo un precedente studio. Ebbene la prevalenza della AMD (prevalenza è un termine tecnico della statistica medica che indica la percentuale delle persone affette da una certa patologia) tra le persone di più di 40 anni è del 6.5%. Si tratta di una percentuale altissima, che conferma l’attenzione da dedicare alla patologia, ma che è decisamente più bassa rispetto al valore trovato nello studio fatto tra il 1988 e il 1994 che era di 9.4%! Quali sono le ragioni possono aver portato a una tale riduzione? Secondo lo studio potrebbe essere la riduzione del fumo, una migliore dieta, ma resta il fatto che siamo di fronte a una riduzione ingente, che potrebbe essere dovuta al metodo usato nella ricerca: la statistica medica, anche applicata al nostro sistema visivo, è tema molto complesso…occhio

Due interessanti articoli dal ilsussidiario.net

Tuesday, February 9th, 2010

Vi segnalo due interessanti articoli da ilsussidiario.net. Si tratta di un’idea che potrebbe rivelarsi molto utile anche per gli ipovedenti, e la trovate qui e di un articolo di Marco Bersanelli rispetto alle dichiarazioni di Veronesi sul rapporto che c’è tra scienza e religione, e lo trovate qui.

I colori fermano l’UV

Monday, November 2nd, 2009

Un gruppo di ricercatori spagnoli, racconta il New York Times, ha indagato la capacità di certi coloranti per vestiti di fermare l’ultravioletto. Un risultato apparentemente sorprendente è quello che mostra come il rosso e il blu blocchino l’UV-B molto di più rispetto al giallo. Ma probabilmente molto dipende anche da quanto un colore è scuro. Quello dei vestivi anti-UV dovrebbe diventare un mercato interessante….

L’importanza degli screening visivi

Friday, August 21st, 2009

Molti bambini sono in difficoltà a scuola a causa di problemi visivi non corretti. E’ un dato che emerge da un interessante articolo del sito Ophthalmology Times che evidenzia questo problema negli Stati Uniti. E questo accade nonostante la maggioranza dei 50 stati richieda degli screening visivi prima che gli studenti arrivino a scuola. Certo, si lamenta Ophthalmology Times, in molti stati non si usano strumenti all’avanguardia per la valutazione delle performance visive e in 15 stati non si controlla nulla.  E da noi? A quello che mi risulta gli screening visivi nelle scuole sono completamente lasciati alla buona volontà di qualcuno, ma non esiste alcun piano di controllo. Così sicuramente anche da noi non saranno pochi i bambini  in difficoltà nel seguire la lezione. Tra l’altro spesso capita che per prima cosa di fronte a difficoltà varie si pensa prima a problemi seri (dislessia, discalculia), invece di partire da questo aspetto banale. Sarebbe bello affrontare questo tema, invece delle mille polemiche del settore. E non sarebbe nemmeno tanto caro….bimba americana a scuola

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