il colore e Toy Story 3

E’ interessante notare come il colore abbia un significato importantissimo in moltissimi settori. Dopo aver apprezzato moltissimo Toy Story 3 al cinema e in DVD (grazie ai figli) ho scoperto sulla pagina di wikipedia dedicata al film che anche qui il colore è studiatissimo:

In questo film ideammo il concetto del colore blu che connotasse il senso di sicurezza e casa. All’inizio del film, la camera di Andy è blu, il cielo è blu, la sua maglietta, i jeans, la macchina – non sono cose accidentali. Sono scelte ponderate. Ogni cosa nel film esiste per una ragione. Abbiamo preso un impegno nel dire che il blu connota sicurezza e cerchiamo di evitarlo nelle situazioni in cui non vogliamo che il pubblico si senta al sicuro.

Una mia intervista radiofonica sul cinema 3D

Una radio australiana che trasmette in sessanta lingue diverse (si, l’Australia è davvero un grande paese) mi ha intervistato sul tema molto attuale del cinema 3D. La radio si chiama sbs . Se qualcuno di voi è interessato a sentire l’intervista radio, ho selezionato in maniera molto egocentrica solo la parte del programma che mi riguarda e trovate l’intervista qui. Dura ben dieci minuti, ma il bello della radio è che mentre ascoltate potete fare mille altre cose :-). Se avete commenti, li attendo qui sul blog. SBS_Radio_logo

Guardare AVATAR può dare il mal di testa

Avatar_Sigourney WeaverGuardare un film in 3D come Avatar può provocare il mal di testa? Non posso dare una risposta basata sull’esperienza diretta perché ancora non sono riuscito a recarmi al cinema. Ma grazie a un articolo della redazione Science del New York Times ho riscoperto un articolo del Journal of Vision che affronta il problema in maniera interessante (tra l’altro il Journal of Vision pubblica integralmente gli articoli sul web, quindi potete leggere l’intero articolo originale). la risposta è si, può dare il mal di testa e la ragione sta nel conflitto tra due fattori che gli amici optometristi conoscono bene, la convergenza e l’accomodazione. In pratica quando si osserva un oggetto che si avvicina a noi le pupille che indicano dove fissiamo tendono a convergere spostandosi simmetricamente in direzione del naso (convergenza). Nel frattempo, il cristallino cambia la propria forma per poter mettere a fuoco l’oggetto che si avvicina (accomodazione). Il problema sembra essere che, quando si guarda un film (o tra breve un monitor o un televisore )3D, il meccanismo dell’accomodazione si blocca, perché il cervello “sa” che l’azione si svolge tutta sulla superficie dello schermo. Ma la convergenza resta in azione. Questo provoca un modo di vedere innaturale, che affatica. Il fenomeno sembra dimostrare quello che da tempo si sa: non è facile ricreare una vera percezione 3D, tanto che i grandi pittori alle volte si disinteressavano delle regole corrette della prospettiva per rendere in maniera migliore la percezione della profondità: si veda questo interessante articolo di Gombrich sulla scuola di Atene di Raffaello, su cui forse ritornerò.