Archive for the ‘psicofisica’ Category

Anche il sistema visivo va a braccio

Wednesday, January 22nd, 2014

Gli amici del Sussidiario hanno gentilmente pubblicato un mio articolo dedicato a un’interessante scoperta di un gruppo di ricercatori di Rovereto. Trovate il mio articolo, che vorrebbe essere divulgativo, a questo indirizzo.. Chi fosse interessato a vedere l’abstract dell’articolo originale, lo trova a quest’altro indirizzo. La foto del braccio fiorentino, antica unità di misura citata nel mio articolo è questa

Immagine del braccio fiorentino in Via de Cerchi (dal sito scuola.com)

Immagine del braccio fiorentino in Via de Cerchi (dal sito scuola.com)

Ancora sulla visione tetracromatica

Thursday, June 2nd, 2011

Vista la discussione su Facebook sul fatto che alcune donne hanno una visione tetracromatica può essere di interesse l’editoriale di Marzo 2011 della rivista Lighting Research and Technology, che, essendo di una sola pagina, è visibile integralmente. L’articolo è firmato da Schanda, un grande personaggio della misura del colore che ebbi l’occasione di conoscere in un fantastico convegno a Disneyworld. PlutoAle.jpg (Credeteci o no, la foto qui presentata è stata presa durante un serissimo convegno scientifico dedicato alla temperatura di colore). Shanda ricorda quello che già segnalavo in un recente articolo, e cioè che alcune donne potrebbero avere un tipo di cono in più, e ricorda che con bassi livelli di luminanza si ha un contributo anche dei bastoncelli, avendo così in un certo modo una visione tetracromatica. Poi però Schanda ricorda anche la recente scoperta delle cellule gangliari retiniche che sono responsabili del ciclo circadiano e analizza il fatto se il variare del ciclo della melatonina possa cambiare la percezione della brillanza. Giustamente Schanda ricorda come ci sia ancora confusione tra il termine “luminance” (luminanza) e il termine “brightness” (brillanza) dove il primo corrisponde alla quantità di luce che arriva sul nostro occhio misurata fotometricamente, mentre il secondo è un termine che indica la percezione della luminanza stessa. La relazione tra queste due grandezze non è lineare e le differenze sono evidenti studiando ambienti illuminati da lampade incandescenti e dalla luce naturale. L’interessante prospettiva per il futuro è che queste differenze possano essere spiegate grazie al contributo delle cellule gangliari retiniche intrinsecamente fotosensibili: sarebbe interessante lavorare su questo.

Il bello (e il brutto) della luce blu

Saturday, March 5th, 2011

Fino a pochi anni fa tutti i testi di fisiologia oculare affermavano che nell’occhio vi erano due tipi di fotorecettori, i coni e i bastoncelli. Non stupisce che abbia fatto molto rumore la scoperta, realizzata nel 2002 da Berson, Dunn e Takao, dell’esistenza di un terzo tipo di cellule retiniche che reagiscono alla luce. Un recente articolo di Nature, che qui cerco brevemente di descrivere, analizza le ultime conseguenze di questa scoperta.
I nuovi recettori retinici sono definiti “cellule gangliari intrinsecamente sensibili alla luce” (la sigla dalle iniziali inglesi è ipRGC) ed hanno alcune caratteristiche sorprendenti. In primo luogo il loro spettro di risposta è molto diverso da quello degli altri fotorecettori: la loro sensibilità massima è spostata decisamente verso il blu. Inoltre all’inizio il primo loro contributo apparve legato non alla visione, ma a quello che è chiamato ciclo circadiano, che è il caratteristico ciclo sonno-veglia. In pratica l’esposizione alla luce blu poteva cambiare il ciclo degli ormoni, cortisolo e melatonina, che sono quelli responsabili del fatto che, in condizioni normali, le nostre performance sono massime durante il giorno per poi decrescere. Questo fatto creò sin da subito interesse nell’ambiente dell’illuminotecnica, poiché si vide la possibilità di realizzare un’illuminazione che facesse stare più svegli e attenti. Le stanze dei call center e di tutti quei luoghi dove si svolgono turni notturni si riempirono così di luci azzurrate, che dovevano avere il compito di tenere desti i lavoratori. Purtroppo o per fortuna l’essere umano è animale più complesso rispetto alle galline (che trattate con questa luce producono più uova): così anche se un’esposizione di 6 ore alla luce blu conduce a migliori tempi di reazione, non bisogna mai dimenticare che per l’uomo conta anche la piacevolezza dell’ambiente lavorativo, piacevolezza che non aumenta certo in presenza di una luce azzurrata che per tutti è di tipo “ospedaliero”. Ciò non toglie che questo effetto della luce a corte lunghezze d’onda possa essere utile per trattare alcune problemi legati al sonno o alla cosiddetta SAD (Seasonal Affective Disorder), patologia che colpisce i popoli in cui la durata del giorno, per motivi geografici, è molto diversa da quella del normale ciclo circadiano.
La sensibilità delle ipRCG è per certi versi sorprendente: alcuni studi sembrano mostrare che se durante il sonno si viene esposti a luci che non svegliano e non modificano il ciclo circadiano, ciononostante l’attenzione e la memoria ne risentono. Ancor più sorprendente è il fatto, solo recentemente rivelato, che le ipRCG generano anche un segnale visivo. Ciò è strano perché la loro risposta è estremamente lenta, dato che hanno bisogno di alcuni secondi per cogliere una variazione nella luce: ciò le rende inadatte alla normale visione, ma potrebbe renderle assai utili per cogliere i fenomeni di lenta variazione, come l’arrivo del tramonto o dell’alba.
L’articolo di Nature si chiude con una nota importante da non trascurare; l’importanza che la luce blu ha per la nostra percezione visiva non deve distogliere l’attenzione dal fatto che questa luce, di corta lunghezza d’onda e quindi di elevata energia, può essere responsabile di alcune patologie oculari, una tra tutte la degenerazione maculare legata all’età. A questo proposito è importante segnalare che la sostituzione, che sta avvenendo un po’ dappertutto, delle tradizionali lampade al tungsteno, che pagano il loro enorme consumo, con innovative lampade a LED che contengono molto più luce blu, potrebbe non essere indolore. L’articolo pone una domanda rilevante, se cioè l’adozione di queste lampade possa condurre a problemi legati alla salute del sistema visivo. “Potremmo”, si chiede uno studioso, “stare avvelenando il mondo con lunghezze d’onda a cui non è abituato?”. Senza creare eccessivi allarmismi, è certo però che una risposta a questa domanda è necessaria e dovrà probabilmente passare da una migliore conoscenza del nostro sistema visivo che, come si vede, presenta ancora aspetti da approfondire e studiare.
Quali sono le conseguenze per l’optometria di questo tipo di ricerche? Il primo compito per l’optometrista potrebbe essere quello di collegare con la pratica quotidiana ricerche che appaiono, a primo impatto, estremamente teoriche. Il fatto che la luce azzurra potrebbe essere responsabile di una maggiore reattività ci deve in primo luogo ricordare che non tutte le lunghezze d’onda sono equivalenti: l’optometrista è il primo a rendersi conto che il benessere visivo di una persona non dipende esclusivamente da una pur importantissima correzione visiva; molti altri fattori possono influenzare le nostre performance visive, e la luce è certamente tra i primi. Allo stesso tempo l’optometrista può cominciare a valutare l’importanza, in determinate situazioni di illuminazioni e per determinate categorie di persone, di un filtraggio della radiazione che potrebbe avere, al contrario esiti nocivi: in questo senso il campo dell’ipovisione è quello dove questi aspetti sono più presenti.

Un soggetto esposto alla luce blu durante l'esperimento di Locley (da Nature 2011)

Un soggetto esposto alla luce blu durante l'esperimento di Locley (da Lok, C. Nature, 469, 284-285 (2011))

L’alcol fa sembrare più belli?

Friday, September 4th, 2009

Esistono quelli che gli inglesi chiamano i “beer googles”, gli “occhiali di birra”, cioè il fatto che quando hai bevuto una ragazza accanto a te al bar ti sembra più bella?
A partire da una tesi che lega alcol e percezione visiva (su tutto un altro argomento) ho scoperto che tantissimi gruppi di ricerca si sono dedicati a questo, così che in letteratura scientifica c’è tantissimo, ma purtroppo siamo lontani da un risultato sicuro. L’ultima ricerca è di un gruppo coreano e pubblicata sul Journal of the Korean Ophthalmic Optics Society. Secondo questo studio quando bevi molto alcol la percezione delle facce diventa meno chiara (perdi circa 0.3 diottrie) e quindi i volti intorno a te diventano più belli. Si tratta di un approccio tutto basato sulla perdita di nitidezza. Ora resta da vedere perchè la mancanza di nitidezza dovrebbe rendere più attraenti. Metto qui due foto di Monica Bellucci, una vista da un sobrio e una da un bevitore, secondo i dati coreani. valutate Voi cosa è meglio.
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Ma altri gruppi di ricerca avevano affrontato il tema, chiedendo a persone che avevano bevuto molto di dare un voto alle foto di alcune ragazze e confrontando tale valutazione con quella data da soggetti sobri. Il problema in questo caso è che due gruppi di ricerca sono arrivati a risultati opposti: mentre Munafo all’Università di Bristol ha trovato che i soggetti sobri davano voti più bassi rispetto a quelli un po’ alticci, Egan all’Università di Leicester non ha trovato alcuna differenza di valutazione tra chi aveva bevuto e chi no.

Il contrasto tra questi due risultati deve porre l’attenzione su una cosa ben evidente. Quando si studia un sistema complesso come la visione umana, aggiungendo magari una cosa impegnativa come una valutazione di preferenza, è molto difficile eliminare tutte le variabili e ottenere un risultato chiaro. Certo gli studi ci hanno provato. Ad esempio hanno cercato di non far capire ai due gruppi chi beveva alcol e chi no, oppure hanno valutato anche lo stato d’animo delle persone, per evitare che la valutazione estetica più alta fosse dovuta al fatto di essere allegri. Ma valutare lo stato d’animo (il “mood”) è ancora più impegnativo…

Visione "scambiata": Nuovo articolo su ilsussidiario.net

Tuesday, May 19th, 2009

E’ uscito un mio nuovo articolo su ilsussidiario.net, che racconta di un recente caso clinico molto interessante di una ragazza che vede la realtà “scambiata” tra sinistra e destra, o tra alto e basso. Lo trovate qui. L’home page del docente americano responsabile della ricerca la trovate invece qui.

nuovo articolo su ilsussidiario.net

Monday, April 6th, 2009

E’ stato pubblicato il mio terzo articolo su ilsussidiario.net. Lo trovate qui. Vi aggiungo anche due immagini che servono a capire meglio l’articolo. Un esempio di immagine chimera lo trovate qui, dove viene aggiunto qualche dettaglio tecnico sul lavoro scientifico. La storia del volto di Bobby Sands cancellato lo trovate qui.

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