Archive for June, 2013

La “risposta definitiva” sul gol

Wednesday, June 19th, 2013

Gli amici de “ilsussidiario.net” hanno pubblicato un mio articolo sul fatto che la scienza dovrebbe rispondere “definitivamente” se la palla è entrata o meno in porta. Ma la questione non è semplice, come sa chi conosce l’esistenza dell’errore sperimentale…Trovate l’articolo a questo link.gol-fantasma-hurst

La mia risposta alla lettera aperta di Rehak per gli optometristi laureati

Monday, June 17th, 2013

La rivista “Ottica Italiana” ha pubblicato sul numero di Maggio del 2013 un’interessante lettera di Gianni Rehak dedicata agli optometristi laureati. Chi volesse leggerla la trova a questo link. Leggendola, mi sono nati molti dubbi. Li ho scritti alla rivista, ma vorrei condividerli con chi ne fosse interessato. Qui sotto metto il testo della mia lettera.

Al Direttore di “Ottica Italiana”

Gentile Direttore,
ho letto con estremo interesse la “lettera aperta agli ottici optometristi laureati” di Gianni Rehak pubblicata nel numero 5 del 2013 di Ottica Italiana. Interesse sicuramente acuito dal fatto che sono docente sia presso un corso di laurea in Ottica e Optometria (quello dell’Università degli Studi di Firenze), sia presso una scuola di ottica (l’Istituto Regionale Studi Ottici e Optometrici di Vinci). Ma non essendo un ottico optometrista (sono un fisico) e non essendo dipendente di nessuno dei due enti prima citati (appartengo all’Istituto Nazionale di Ottica del CNR) posso forse osservare la situazione con un certo distacco. La lettera pone alcuni problemi interessantissimi: quello su cui non sempre riesco ad associarmi è una sicurezza di alcuni giudizi. Probabilmente a causa della mia scarsa esperienza (nascevo quando Rehak era già ottico optometrista diplomato da vari anni) non riesco ad avere la stessa nettezza di giudizio.
Provo a mettere in pubblico alcune delle domande che ho, per vedere se ne possa nascere un dibattito che mi permetta di raggiungere la stessa sicurezza di Rehak. Ad esempio nella lettera si dice: “ci amareggia che solo il 20 percento dei figli e nipoti degli ottici optometristi frequenta i sette corsi di laurea in Ottica e Optometria”. Perché questo dovrebbe amareggiarci? Capisco che l’osservazione nasce probabilmente dal fatto che si possa pensare che se uno ha visto in famiglia un padre e una madre appassionati al proprio lavoro, questo debba generare nei figli la stessa passione. Ma questo non è (fortunatamente?) sempre detto. Conosco molti colleghi fisici appassionati, grandi ricercatori e divulgatori, i cui figli hanno scelto facoltà umanistiche, senza che questo sia minimamente un giudizio su nessuno. Anzi, quando io trovo una persona che fa molto bene il proprio lavoro, non nasce in me il desiderio di fare il suo stesso lavoro, ma piuttosto la voglia a seguire la mia inclinazione allo stesso modo con cui lui ha evidentemente seguito la sua. Infatti quando ci accorgiamo che i figli dei politici fanno i politici e che i figli di notai fanno i notai, spesso abbiamo un meccanismo inconscio di fastidio. Ma in realtà, come detto all’inizio, non ho certezze e quindi faccio fatica a essere amareggiato o lieto per questa differenza vocazionale tra genitori e figli.
Si parla poi nella lettera di diplomi di optometria rilasciati da organizzazioni che non giungeranno mai al livello universitario. Ora è evidente a tutti che l’Università ha un grandissimo vantaggio rispetto ad altre strutture: l’Università è l’unico luogo dove, strutturalmente e per statuto, didattica e ricerca devono marciare insieme. Questo rende l’Università un punto eccezionale di crescita umana e professionale. Ho però recentemente partecipato a una giornata dell’IRSOO di Vinci in cui alcuni studenti del corso di Optometria organizzato dalla scuola hanno presentato i loro lavori di tesi. Ho assistito a presentazioni interessanti e a ragazzi assai motivati. D’altronde in molti casi mi sono accorto che i docenti universitari delle materie più professionalizzanti coincidono con i docenti delle scuole. Inoltre talvolta gli studenti delle scuole (parlo almeno per le istituzioni a me note) riescono a fare un numero di ore di ambulatorio maggiore rispetto agli studenti universitari. Non so assolutamente se questo li porti ad essere dello stesso livello, sotto o sopra gli studenti universitari, a cui devono sicuramente invidiare una robustissima preparazione di base. Quello che so è che a Vinci, dove Università e scuola condividono la stessa sede, lo scambio di idee tra queste due “classi” di studenti porta solo benefici, come sempre accade quando si incontrano persone con percorsi diversi. Una cosa è certamente vera. Mentre il livello medio offerto dalla preparazione delle varie Università è abbastanza omogeneo, lo stesso non si può dire della preparazione offerta dalle varie scuole. Avendo avuto come studenti ai corsi di optometria persone che provenivano da varie scuole italiane, posso sicuramente assicurare che nel nostro paese convivono strutture di eccellenza con altre assai meno formative. Una battaglia interessante sarebbe quella di cercare di omologare (sperabilmente verso l’alto) anche tale livello.
Concludo con un’osservazione sullo slogan “Misurare, Prescrivere, Fornire”, presentando un altro dei miei numerosi dubbi. Se da un lato capisco che il “fornire” sia parte irrinunciabile della soluzione ai problemi visivi di una persona, dall’altro mi rendo anche conto di come esso rischi di prestare il fianco ad attacchi non sempre nati dal pregiudizio. Troppo spesso infatti l’attenzione delle persone si centra sul “fornire”, e la scelta del professionista si basa sulla percentuale di sconto che offre, più che sulla reale professionalità. Talvolta il lavoro di optometristi bravissimi è sottostimato perché offerto “gratis” all’interno della fornitura.
Mi scuso per i molti dubbi che ho presentato. Una certezza però mi accompagna: quella che la visione umana è tema così affascinante da permettere a tutti di dibattere su questi temi avendo a cuore soprattutto il desiderio di sollevare impercettibilmente, giorno dopo giorno, il velo sul mistero del vedere.

Alessandro Farini

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