Vista la discussione su Facebook sul fatto che alcune donne hanno una visione tetracromatica può essere di interesse l’editoriale di Marzo 2011 della rivista Lighting Research and Technology, che, essendo di una sola pagina, è visibile integralmente. L’articolo è firmato da Schanda, un grande personaggio della misura del colore che ebbi l’occasione di conoscere in un fantastico convegno a Disneyworld.
(Credeteci o no, la foto qui presentata è stata presa durante un serissimo convegno scientifico dedicato alla temperatura di colore). Shanda ricorda quello che già segnalavo in un recente articolo, e cioè che alcune donne potrebbero avere un tipo di cono in più, e ricorda che con bassi livelli di luminanza si ha un contributo anche dei bastoncelli, avendo così in un certo modo una visione tetracromatica. Poi però Schanda ricorda anche la recente scoperta delle cellule gangliari retiniche che sono responsabili del ciclo circadiano e analizza il fatto se il variare del ciclo della melatonina possa cambiare la percezione della brillanza. Giustamente Schanda ricorda come ci sia ancora confusione tra il termine “luminance” (luminanza) e il termine “brightness” (brillanza) dove il primo corrisponde alla quantità di luce che arriva sul nostro occhio misurata fotometricamente, mentre il secondo è un termine che indica la percezione della luminanza stessa. La relazione tra queste due grandezze non è lineare e le differenze sono evidenti studiando ambienti illuminati da lampade incandescenti e dalla luce naturale. L’interessante prospettiva per il futuro è che queste differenze possano essere spiegate grazie al contributo delle cellule gangliari retiniche intrinsecamente fotosensibili: sarebbe interessante lavorare su questo.
Thursday, June 2nd, 2011 at 7:05 pm




